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G.G.
De Clérambault: Giuseppe Riefolo, Andrea Gaddini Il
senso della Clinica di De Clérambault ridiscute il metodo nosologico classico
e la Nosografia della psicopatologia del secondo Ottocento: si tratta di
precisare la linea teorica di Magnan che predilige l'attenzione alla struttura
piuttosto che al contenuto tematico della psicosi; i temi e le costruzioni
ideative perdono il senso originale, il meccanismo prevale sul sintomo. Il
deliberato progetto di fondazione di una psicologia "istologica"
apre indirettamente ad ambiti riconosciuti ora non semplicemente contigui, ma
paradigmatici per la comprensione del percorso della psicosi: l'Automatismo
Mentale, nelle sue varie articolazioni di livelli e di progressione, propone
un codice interpretativo unitario all'osservazione clinica. Così i differenti
quadri della nosografia classica trovano articolazioni casuali, di reciprocità,
unificanti. Nella linea di Bleuler, Chaslin e Freud De Clérambault oppone
alla nosologia di Kraepelin, fondata sull'evidenza, la deduzione che articola
i fatti elementari della Clinica: le rappresentazioni di quadri
patologici a cui tendono le Lezioni di Heidelberg diventano laboratorio
di esercizio della Clinica nei vendredì du Depot di Parigi in cui, da
Garnier a De Clérambault, assistenti e personale dell'Infermerie Speciale
sono chiamati spesso alla messa in scena che seziona il quadro clinico del
paziente nei mille esiti determinati dal meccanismo unificante
dell'Automatismo Mentale. Vengono
ad essere ridiscusse gradualmente le categorie diagnostiche più care alla
psicopatologia francese: da J. Falret a Laségue, da Legrande du Saulle a
Magnan. Le
Psicosi Allucinatorie Croniche di Magnan assumono il senso di una
"sindrome" polimorfa, e la Paranoia viene a specificarsi fra l'Erotomania,
i deliri interpretativi e "...l'infinita varietà di caratteri
paranoici". Il
senso della Clinica di De Clérambault è siglato dall'uso del caso clinico,
letto non più a documento della nosografia, ma rappresentato, capace di
ridiscutere una nosografia "debole", mutabile nei parametri
fenomenici ordinati secondo una nosologia pensata come oggettiva, naturale.
L'Automatismo Mentale che procede dal "petit" al "grande
Automatisme", da fenomeni elementari di passività al
coinvolgimento reattivo del soggetto, articola gradualmente i fenomeni elementari
nella costruzione delle "sovrastrutture" prima sensoriali, poi
affettive ed ideative della psicosi. Il caso clinico analizzato
all'indice dell'Automatisme Mental permette sempre una lettura a
ritroso che conduce là dove la patologia aliena il soggetto: percorso di cui
la clinica classica discute solo gli esiti, mentre l'Automatisme Mental ne
illustra la progressione "naturale". I fenomeni elementari
costituiscono le lettere del percorso prima ancora che questo diventi storia,
elementi asettici, chiavi di lettura, che permettono l'ipotesi dei "casi
puri" riconosciuti paradigmi possibili, tuttavia inesistenti. La
lettura a ritroso conduce all'esplorazione clinica dell'esordio, là dove,
nell'esperienza del soggetto, si impone un Altro. L'esordio può essere inteso
fenomeno diverso dalla stessa psicosi con cui pure è in relazione e si
propone quale momento cruciale da cui possono inaugurarsi infiniti, tuttavia
precisi, percorsi. L'esordio
riceve in De Clérambault lo statuto clinico della crisi e, nella
riconsiderazione della "Medicina delle crisi" del primo Ottocento (Zimmerman,
Landrè Beauveau) viene a ristabilire la netta distanza dall'acuzie e a
proporsi momento fondamentalmente positivo di un processo clinico per sua
natura di depauperamento per il soggetto. Attraverso
Lacan la psicoanalisi recupererà agli affetti quanto De Clérambault
attribuiva a noxae fisiche o tossiche, mentre la Clinica psichiatrica si avvia
solo ora a riordinare gli eventi della crisi e dell'esordio della
psicosi attraverso i fenomeni elementari come aspetti originali e
specifici; intanto la logica medica della nosografia avrà ragione della
Clinica e della stessa Nosologia di De Clérambault deducendo dal meccanismo
dell'Automatisme Mental un ennesimo, particolare, tassello diagnostico. Progetto
di De Clérambault è di ridiscutere la nosologia della clinica psichiatrica
agli inizi del '900 quando viene a delinearsi, per la medicina alienistica,
l'assunzione di modelli fisiopatologici di ordine strettamente biologico e la
divergenza, inaugurata dalla scuola di Charcot alla Salpétrière, dalla
neurologia: da Lasègue a Pierre Marie, a Babinski, la "definition de l'hysterie"
contribuirà, nel primo ventennio del secolo, e in negativo sulle patologie
psichiatriche, a fondare l'edificio della semeiologia clinica neurologica;
l'isteria rimane fino a Freud non più "una e indivisibile" ma,
secondo l'accezione di Lasègue, "indefinibile" o, secondo Babinski,
distinguibile solo come Pitiatismo dai quadri neurologici[1].
De Clérambault partirà dai numerosi casi che si succedono nei venti letti
del Depot di polizia di Parigi che portano innumerevoli tasselli di
quadri psicopatologici: il medico, convinto della specificità della sua
identità non più di "alienista" ma di psichiatra, si interroga per
cercare un ordine "naturale" che renda intellegibile l'apparente
confusione a cui lo costringe la continua contiguità e contingenza con la
psicosi.
Attraverso
De Clérambault la clinica fonda il suo metodo ancora una volta sulla
osservazione e sul paradigma del caso clinico, ma vengono a precisarsi
rispetto alla clinica del secondo Ottocento le posizioni rispettive del
medico, del suo malato e della nosografia: è l'osservazione clinica
che porta a ridiscutere continuamente una nosografia ribadita debole,
mai investita del ruolo di guidare l'osservazione clinica. Peraltro
ciascun caso clinico, secondo un atteggiamento che Guiraud[2]
definiva di "minutismo psicologico" in De Clérambault, viene ad
essere indagato a ritroso, con l'attenzione di chi cerca di risalire alle
origini, alle radici, mai con la preoccupazione "settoria" dei
clinici dell'Ottocento, fino a dipanare il confuso groviglio dei sintomi.
L'assunto di De Clérambault è la fede in una logica causale, meccanica, di
ordine naturale, quindi semplice nella sua intelligibilità, che attraversa
costantemente il progressivo strutturarsi del quadro patologico. In
questo modo l'analisi del caso clinico non rappresenta più la verifica di
tappe attraverso cui il corpo si ammala nel procedere della demenza-psicosi,
ma è possibile tracciare a ritroso il percorso determinato proprio
dalla natura e dalla specificità dei sintomi colti nella loro relazione di
"reattività" con la struttura psicologica sana del soggetto. Non è
un caso a questo punto che i casi clinici di De Clérambault diventino tutti
delle storie e, nella cornice dei vendredì du Depot, da Lasègue
a Legrande du Saulle a Magnan, dal "maestro" Garnier a De Clérambault,
diventino vere e proprie mise en scene in cui un De Clérambault
istrionico, come nell'arte del drappeggio e nel piacere orientale dell'uso
delle stoffe, assegna ai suoi assistenti dei ruoli nella rappresentazione del
caso clinico voluta soprattutto come ricostruzione visiva del percorso
della psicosi. La
cura e il particolare interesse, persino estetico, di De Clérambault per il
caso clinico sono strettamente connesse con la sua teoria delle psicosi e con
l'uso della nosografia psichiatrica. Precisiamo alcuni punti di riflessione: a
- il
caso clinico è la scena in cui ricostruire la progressiva invasione di noxae
esterne che si insinuano secondo una scansione di tipo neoplastico (poco
importa a questo punto che possano essere di natura infettiva, tossica,
fisica, comunque a sede istologica...). b
- in
questo percorso, prima ancora che a documentarsi una "malattia",
viene a dipanarsi la ristrutturazione della personalità del soggetto (quella
che De Clérambault chiama personalità seconda) colta nell'impossibile
tentativo di arginare l'invasione del disturbo "istologico": ciò
che viene a documentarsi allo sguardo che indaga è la parte vitale, reattiva
del soggetto, il suo uso delle risorse di base di cui dispone[3]. c
- la
psicosi viene così ad occupare una collocazione particolare, secondaria e
naturale conseguenza del motivo istologico che invade il soggetto; è luogo
degli esiti, degli effetti, i quali, però, sono analizzabili nel loro
statuto di specificità e di singolare relazione col soggetto. Nonostante
l'assunto biologico e meccanicistico della teoria, viene ad essere rivalutata
la partecipazione attiva del soggetto e la psicosi può rappresentarsi come
ambito dinamico e attivo della esperienza del soggetto, seppure tale
ambito risulti a priori inscritto in un percorso le cui regole meccaniche
fanno prevalere la "natura" patologica alla individualità. d
- il
caso clinico per essere strumento della psicopatologia deve essere riordinato
secondo la progressione causale di elementi che dal più elementare vadano al
complesso; l'analisi clinica soprattutto si rappresenta come ricerca degli
"elementi nucleari": lettere che, articolandosi secondo infinite
combinazioni nella sintassi meccanica e automatica della clinica, ne
costituiscono il discorso. Ciò dà statuto di specificità al sintomo che in
De Clérambault ha le caratteristiche, prima ancora che di esito, di fenomeno
causale ed attivo nel determinare e definire il percorso e il contenuto
tematico della psicosi. e
- la
psicosi, nella finzione della rappresentazione clinica, viene disegnata come un
discorso con le sue regole e le sue articolazioni intrinseche: da De Clérambault,
suo "unico maestro di psichiatria", Lacan assumerà il paragone del
"discorso", ed indagherà la psicosi nella struttura del linguaggio,
ed è nel linguaggio che lo psicotico svela continuamente e per definizione
l'assenza del simbolo. f
-
il percorso a ritroso attraverso il caso clinico lega in maniera intellegibile
la strutturazione della cronicità con la fase di esordio della psicosi.
Paradossalmente, nonostante tutta la Clinica di De Clérambault contempli
l'analisi di quadri psicotici ben strutturati che potremmo definire di
cronicità, dalle Psicosi Allucinatorie croniche ai deliri sistematizzati,
vengono ad assumere particolare importanza proprio le fasi di esordio
della psicosi, fino a costituire una vera e propria clinica della crisi in cui
viene ad essere individuata come nucleare e determinante la fase in cui, nella
esperienza del soggetto, si impone la presenza dell'Altro. g
- nel
risalire dalla cronicità al momento della crisi, De Clérambault dà statuto
clinico alla differenza, che in psicopatologia è sempre risultata confusa,
tra fasi acute e fasi critiche: solo le fasi critiche segnalano
il viraggio e il cambiamento nella esperienza del soggetto; una crisi, a
differenza dell'acuzie, può durare un tempo illimitato e soprattutto una
serie di elementi clinici, come i disturbi che De Clérambault chiama
"molecolari", segnalano il cambiamento e, per il paziente, il
passaggio nella psicosi. h
- Infine
il caso clinico viene a rappresentare il momento in cui dalla sensorialità
pura, anideica e anaffettiva, che dà inizio alla psicosi, si passa al mondo
delle relazioni che il soggetto verifica con gli altri e con il suo stesso
passato; solo nel dipanarsi della storia clinica De Clérambault accetta che
il soggetto incontri gli affetti il cui ambito, riconosce, è "...la
psicologia che non ho mai preteso fuggire"[4]:
Hesnard nei suoi vari interventi alla Societè Mèdico Psychologique, proporrà
senza esito la genesi affettiva dei fenomeni di Automatismo Mentale
riconoscendone gli aspetti complementari e quindi di stretta interazione con
le teorie psicoanalitiche[5]:
Il caso clinico, al suo esordio, è un fenomeno puro non ancora
contaminato dagli affetti e dalle giustificazioni razionali che subentrano
solo come secondari e consecutivi ai fenomeni dell'Automatismo Mentale; ciò
introduce il contenuto tematico dei fenomeni psicotici come secondari rispetto
alla struttura della psicosi ordinata da meccanismi automatici: in
questa linea Lacan è il vero allievo di De Clérambault e l'unico registro
che permette di introdurre De Clérambault nella Clinica psicoanalitica delle
psicosi.
I
primi lavori del 1907 anticipano in modo preciso il metodo che De Clérambault
adotterà per un trentennio al Depot di polizia di Parigi: studiare il caso
clinico fino ad enuclearne i sintomi elementari che sono alla base della
costruzione di cui si compone la psicosi; il sintomo elementare come psicosi
allo stato "molecolare". Inoltre
il sintomo è per sua qualità intrinsecamente legato all'agente esogeno da
cui è determinato. Nella
Clinica di De Clérambault il sintomo manterrà costantemente questo doppio
binario: l'analisi minuziosa delle caratteristiche che permettono di
discernere l'etere dall'alcool, dal cloralio, dall'hashish quali agenti
determinanti la psicosi, è solo sufficiente a risolvere le elementari
preoccupazioni diagnostiche. Il tossico, come qualunque altro agente patogeno
(epilessia, disturbi della cronassia...), viene ad unificarsi nel meccanismo
a cui dà origine: il tossico determina una struttura psicopatologica
(euforia, inibizione, megalomania...) e solo in relazione alla struttura
psicopatologica il sintomo ha senso; si tratta di una operazione di estremo
interesse in quanto capovolge la prassi della diagnosi "per
ri-conoscimento" della medicina e della psichiatria del secondo
Ottocento. Sono interessanti a questo riguardo le critiche che De Clérambault
porta a Chaslin che nel 1921 riferisce alla Societé Médico Psychologique un
caso di Melanconia: propone che se si ha maggiore attenzione alla struttura
piuttosto che al contenuto un caso di Melanconia può essere più
correttamente considerato come di Mania[6].
De
Clérambault quindi riconosce al sintomo livelli diversi di relazione con la
struttura della psicosi: soprattutto interessa il livello in cui il sintomo può
assumersi come molecolare, cioè "fenomeno puro" che solo
articolandosi con altri elementi o altri sintomi, come lettere in un discorso,
costruisce un contenuto tematico: sono sufficienti pochi sintomi
"elementari", come l'eco del pensiero, la verbalizzazione degli
atti, impulsi verbali, tendenze a fenomeni psicomotori, per costruire gli
infiniti quadri di cui si occupa la nosografia della psichiatria del
secondo Ottocento. A
questo punto De Clérambault può proporre una diversa chiave nosologica che
predilige il registro unificante del meccanismo alla rappresentazione
bidimensionale di infinite possibilità di quadri clinici. De
Clérambault propone una netta semplificazione della nosografia: l'Automatisme
Mental può rappresentare la radice da cui si dipartono le Psicosi
allucinatorie Croniche descritte da Magnan e tutti i deliri sistematizzati[7]:
viene a delinearsi una nosografia continuamente ridiscussa dalla analisi
clinica che dal quadro patologico rimanda continuamente ai meccanismi
elementari di base. La nosografia classica è piuttosto catalogo degli esiti,
è incapace di cogliere le fasi iniziali e strutturanti della psicosi,
classifica i contenuti quando ormai hanno sostanzialmente perso le
caratteristiche potenziali dell'esordio. Il
meccanismo dell'Automatisme Mental è capace di descrivere a ritroso un
percorso, soprattutto conduce alle fasi di esordio e viene a rappresentare la
sola nosografia delle crisi: un registro nosologico che permette di
discriminare i fenomeni elementari della psicosi quando ancora non sono
articolati in relazioni tematiche. L'Automatisme
Mental ha nella nosologia lo stesso ruolo che la Spaltung assume nelle teorie
di Bleuler e gli affetti nella psicoanalisi, sposta cioè il registro
dell'attenzione nosologica dalla descrizione alla interpretazione dei sintomi.
Nell'ottobre del 1929, in una discussione alla Societè Mèdico Psychologique
De Clérambault ha modo di precisare la distanza che corre fra le semplici
entità nosografiche e l'analisi interpretativa dei sintomi: "i bei casi
di persecuzione Allucinatoria [...] costituiscono una Sindrome Clinica ben
definita, ma non una Entità dal punto di vista dell'analisi"[8]. [1].
G.Riefolo, F.M.Ferro, Sguardo e metodo in Babinski: la concezione
dell'isteria. Gior. Storico Psicol. Dinamica, XV, 29, 1991, 163-180. [2].
P. Guiraud, Préface à: G. De Clérambault, Oeuvres Psychiatriques.
PUF, Paris 1942, t.I. [3].
Il concetto di "personalità seconda" in De Clèrambault assume
accezione differente dal significato comunemente assunto nell'ambito della
psicopatologia francese del secondo '800: da Charcot ad Azam a Janet la
"personalità seconda" attiene all'ambito delle "personalità
multiple" (il caso di Lèonie di Janet,...). Sinonimi sono le
"personalità alternanti" o "esistenze simultanee". Si
tratta di fenomeni, veri e propri stati psicopatologici, di cui il soggetto
(solitamente isterico) è riconosciuto capace ogni qual volta lo stato di
coscienza venga ad "indebolirsi". P. Janet propone il concetto di
Psicoastenia alla base di questi fenomeni attraverso un disturbo della fonction
du réel. Moreau (de Tours) e J.H. Jackson parlano di "dissoluzione
psicologica". Comunque vengono riconosciuti fenomeni attinenti a
livelli "subconsci", non strutturali, capaci di rappresentarsi
clinicamente, come di essere adeguatamente contenuti dalle capacità
psicologiche del soggetto. Per De Clérambault il concetto di
"personalità seconda" rappresenta la ristrutturazione (potremmo
dire progressiva e definitiva) della personalità sana del soggetto, reattiva
alle sollecitazioni neuropatologiche funzionali o tossiche da cui procede
l'A.M. [4].
G. De Clérambault: Du role de l'affectivitè dans les psychoses
hallucinatoires chroniques, Ann. Med. Psych., séance du 25 avril
1927, p. 517 [5].
Hesnard: A propos des applications de la méthode psychanalytique à la
clinique psychiatrique courante. Ann. Med. Psych., séance du 25
avril 1927, p. 488 [6].
G. De Clérambault, Discussion de la communication de Ph. Chaslin, P.
Chatelin, I. Meyerson: "Note sur quelques cases anormaux de mélancolie".
Ann. Med. Psych., séance du 25 Avril 1921, p. 434 [7].
cfr. la discussione ad un caso proposto da Arnaud in cui De Clérambault
rileva come "la Psychose Hallucinatoire Progressive, type Magnan,
n'est qu'un Automatisme Mental, ou mieux un triple Automatisme, surgi sur un
fonds paranoiaque" (Ann.Med.Psychol., séance du 29 octobre
1923, t. II., p.359). Cfr. anche di De Clérambault: Les Psychoses
Hallucinatoires Chroniques (presentation de malade), Bull. Soc. Clin. Méd.
Ment., decembre 1923. in: Oeuvres..., cit., pp.470-491; Les Psychoses
Hallucinatoires Chroniques. Analyse. Pathogenie, Bull. Soc. Clin. Méd.
Ment., janvier 1924 in: Oeuvres..., cit., pp.495-526. Di entrambi gli
articoli è riportata una sintesi in Ann. Méd. Psychol., 1927, t.I,
pp.200-205. [8].
G. De Clérambault (Discussion), Ann. Méd. Psychol., t.II, séance
du 29 octobre 1923, p. 360. |