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Il segreto di Vera Drake. Le madri.
Mefistofele: "Regnano Dee in solitario impero,
spazio né tempo intorno ad esse appare.
Solo a parlarne provi turbamento.
Sono le Madri!
Faust: (spaventato):
Madri?
Mefistofele:
N’hai spavento!
Faust:
Le madri, singolare accento.
(Goethe, Il secondo Faust)
Il segreto di Vera è che un tempo il mondo è stato delle
donne e ciascuno di noi è nato in un mondo abitato solo dalle donne. L’altro
segreto è che i processi della vita possono essere fermati :"da quanto
tempo pratica queste cose?" ; "non saprei …20… 30 anni!".
Infatti, il sospetto del commissario coglie che nella ripetizione si annida il
progetto di congelare quella che deve essere stata una terribile esperienza a
cui la mente non era ancora pronta: "….a lei, è successa una cosa
simile?"
Quel segreto, forse, sa che quando nel mondo delle donne
entrano gli uomini entra la legge, la colpa, l’ambizione: "la civiltà
matriarcale è caratterizzata dall’importanza dei legami di sangue, dai legami
alla terra e dall’accettazione passiva di tutti i fenomeni naturali, mentre
quella patriarcale è caratterizzata dal rispetto per le leggi di origine umana,
dal predominio del pensiero razionale e dallo sforzo dell’uomo di modificare i
fenomeni naturali" (Fromm, 1951, 198)
Allora gli uomini proveranno a costruire una torre che
raggiunga il cielo, ma ovviamente bisogna transitare attraverso la inevitabile
"confusione delle lingue" (Ferenczi) ed il problema allora è nei
codici: "aiuto le donne in difficoltà!"; "vuole dire che fa
degli aborti!"; "io non li chiamo così… io aiuto delle donne quando
non ce la fanno".
Il tempo si ferma, e Vera ripeterà all’infinito quello che
il mondo degli uomini descrive come violento, mentre lei cerca di ribadire che
per le donne si tratta solo di non poter essere madri in quel momento: nessuna
colpa. Che bisogno c’è allora di raccontare quello che ti succede. Tutto è
compatibile con tutto "non ci ha detto la verità!"; "non è
vero, non ce lo ha detto e basta… non è la stessa cosa!", risponde Sten
al figlio che si sente tradito.
Solo quando le cose possono chiamarsi con un nome preciso si
differenziano e si contrappongono fra loro. Allora c’è il buono e il non
buono. Quello che vera Drake chiamava "aiutare le donne" dopo la
denuncia diventa il reato "secondo la legge del 1836" e,
improvvisamente sullo schermo compaiono gli uomini con le loro ingiunzioni e le
loro prescrizioni violente: "Ora io le leggerò i capi di imputazione e se
lei riterrà…."; "non ha sentito quello che le ha chiesto il
commissario? risponda alle domande del commissario". Il colore tenue e
caldo del mondo, fatto di thè caldo e di fiducia, cambia improvvisamente. L’avvocato
parla con Veronica: "tutte le famiglie da cui prestava servizio, pur
riconoscendo la sua estrema dedizione, non accettano di testimoniare a suo
favore nel processo del 13 dicembre… i signori Welles non hanno neanche
risposto". Quella che era la solidarietà delle donne, tenuta in semplici
intimità, diventa un segreto inconfessabile: "piano piano si saprà in
giro… qualcuno farà finta di non conoscerci e cambieranno strada…"
Vera coglie subito il nuovo registro e, benché gli altri
adottano il registro del sospetto il suo è diretto e semplice, come quello
delle madri: "so perché siete qui… perché aiuto delle ragazze che sono
in difficoltà!" Ora Vera può considerare, lucidamente, che quel gesto che
la faceva appartenere semplicemente al mondo delle donne, secondo il codice
degli uomini che le sono piombati in casa, è un reato; non sa che farci e l’accetta
passivamente: "Mi perdonino quelli di sotterra, / ma vi sono costretta; non
vorrò / disobbedire a quelli che governano. / Compier cose di noi più forti e
stolto" (Sofocle, Antigone, 200). Fino alla fine, anche se si sta
accorgendo che tutto, piano piano assume una tinta fin’allora inimmaginabile,
prevale sempre il registro delle madri: "c’è una festa nella mia
famiglia, non possiamo vederci domani?"; "I suoi familiari lo
sanno?" le chiede il commissario che come un fulmine è arrivato a rompere
l’armonia della festa in cui Veronica ospita la figlia che prende marito e la
cognata ha appena annunciato che diventerà madre. "La prego, implora
Veronica, non dica niente a loro!"; e poi: "Sten, ti prego non dire
niente ai ragazzi!".
Il tempo si è fermato perché una ragazza può essere in
difficoltà e la sola cosa che può immaginare è che in qualche modo quella
difficoltà venga rimossa e non ci sia più. Una tazza di thè caldo ti recupera
alla vita. Non hanno alcun senso, allora l’arretratezza e la pericolosità
degli attrezzi e delle tecniche: "una grattugia da formaggio, una siringa…":
il problema è solo che la difficoltà in qualche modo debba non esserci più.
Per questo Vera non sa da quanto tempo "aiuta le donne in
difficoltà": da sempre, ovviamente! e da sempre non è una data, ma
coincide con l’inizio della vita.
La pericolosità e la discriminazione degli oggetti attiene al
processo, alla possibilità che alle cose succedano altre cose e che in questo
processo possano accadere degli incidenti. Se non c’è il processo non ci sono
gli incidenti. Un elemento o esiste o non esiste. La vita e la morte. Il
commissario inizia a capire il linguaggio di Vera "allora, da quanto tempo
‘aiuta le ragazze in difficoltà’?". Solo così Vera può iniziare a
rispondergli. Ma il commissario non conosce a pieno quel codice "Abbia
pazienza sig. Drake, ancora un minuto…. Vera, di là c’è suo marito…
Verrà a saperlo per forza… vuole dirglielo lei?". Ho pensato che questo
non era un gesto di gentilezza. Semplicemente, il commissario abdica all’uso
di un codice antico che non conosce e in base al quale il solo scopo della vita
non è la giustizia o la colpa, ma sono i figli : "l’amore materno…è
il principio dell’universalità, mentre il principio patriarcale è quello
delle restrizioni…L’idea della fratellanza universale dell’uomo è
radicata nel principio della maternità" (Bachofen, 1926, 14)
Se il progetto sono i figli, non serve dire nulla, ma
semplicemente aiutare le donne in difficoltà, quando queste non ce la fanno
più… come era accaduto a Vera all’inizio della sua vita: "non ti ha
mai detto tua madre chi era tuo padre?… se non avessi avuto 12 anni quando mio
padre ci lasciò sarei finito in orfanotrofio anch’io…" le confessa
Sten.
Ma ad un certo punto Vera si scontra inevitabilmente con la
inderogabilità del codice degli uomini e deve sospendere il proprio: "…imputata
alla sbarra, lei si dichiara colpevole o innocente?" Cosa può significare
nel codice delle donne "colpevole o innocente"? sono concetti
incomprensibili. Le donne sono solo madri e non esiste la dicotomia tra la colpa
e l’innocenza… si tratta solo di aiutare delle ragazze in difficoltà e
suggerire loro di prendere una buona tazza di thè caldo. Questa volta Vera non
può evitare il codice degli uomini – forse lo deve accettare perché è il
solo modo di occuparsi dei figli – e non ha dubbi: "colpevole!". Ma
il mondo degli uomini è quello in cui viviamo; quando va bene è il mondo in
cui gli uomini incontrano felicemente le donne. Esserne fuori è la psicosi. Ho
pensato a Cristiano quando recentemente ha risognato la casa delle vacanze da
piccolo. Nel percorso dell’analisi quella era sempre stata per noi la casa
della madre e della nonna, quando lasciava per un’intera estate il padre e la
scuola. Anche questa volta, incautamente, io l’ho chiamata: "la casa
delle donne!", ma non avevo dato peso al fatto che Cristiano, con grandi
sforzi, ora sta cercando di incontrare le altre donne, quelle collocate oltre il
confine di Edipo. E’ lui che me lo ha fatto notare: "No, quella è anche
la casa di mio nonno!".
Per un attimo, alla fine, a Vera sembra di ricontattare il suo
mondo antico: tante altre donne come lei, ma diverse da lei: "tu cosa
usavi?"; "… una siringa…"; "vedi!, va sempre bene, ma
poi una volta può andare male… quanto ti hanno dato?"; "Due anni e
sei mesi!"; "tranquilla… se va bene ne farai la metà… stai
tranquilla e vedrai che neanche te ne accorgi…" "a me hanno dato tre
anni" "a me quattro… ma per noi era la seconda volta". C’è
una profonda differenza fra quelle donne e Vera: lei non conosceva il tempo, ma
solo il rischio di poter essere allontanata dai figli e dalla famiglia, proprio
ora che aveva acquisito Reg, un nuovo figlio, da nutrire e da ospitare, oltre
che da consegnare alla figlia. Per Vera non c’erano i processi e il tempo si
era fermato. Forse è ancora fermo quando è in carcere: "sta attenta dove
vai Drake!"
Per Vera il gesto è recluso in una zona dove non esiste la
possibilità del simbolo, e, quindi, non può essere comunicato. In fondo il
"segreto" per Vera è semplicemente un piccolo nucleo della propria
vita che non ha alcun nesso con tutto il resto "che mio padre sia morto
posso capirlo, ma che non venga stasera a casa per cena, questo non riesco a
spiegarmelo!" (Freud, 1899). Poi arrivano gli uomini e portano le
conseguenze degli atti. Il linguaggio privato deve confrontarsi con quello
pubblico. Il sogno, in fondo è il linguaggio dimenticato, quello dove ogni
simbolo mantiene ancora lo statuto della contingenza prima di essere assorbito
nell’universale e dal condiviso: "il mondo del sonno è scomparso; tutto
ciò che vi abbiamo vissuto – i nostri sogni – è ricordato con grandissima
difficoltà" (Fromm, 33). Nasce un nuovo linguaggio, quello in cui le donne
– dopo il conflitto feroce delle origini – incontrano gli uomini. Ho pensato
alle situazioni di crisi che conosciamo bene in alcuni percorsi dei nostri
pazienti.
Roberto e Daniela hanno avuto un rapporto sessuale mentre
erano ospiti di una comunità terapeutica. Io sono stato contento per Roberto
che, finalmente, aveva smesso di doversi sentir più adulto di quello che doveva
e, anziché – come tante altre volte - salvare i suoi elementi più autentici
nel delirio delle sue ricorrenti crisi psicotiche, questa volta, come nel famoso
film con J. Nicholson, per ribadire il suo diritto alla vita, secondo un
linguaggio ancora troppo concreto aveva dovuto presentarsi in netto contrasto
rispetto alle regole della comunità. Ma le regole di una istituzione, quando
non mitigate da un principio materno, cercano di far morire i figli. Segue un
grave periodo depressivo, anche perché Daniela in seguito a quell’evento non
riesce a rimanere in comunità. La comunità si irrigidisce anche verso di lui.
Il principio materno si insinua, timido, nelle pieghe dell’istituzione.
Infatti, una operatrice mi confessa che non se la sente di proporgli le regole
penalizzanti che, dopo il suo gesto erano state decise per lui: "io mi
sento confusa… non posso essere io a proporgliele… lo farà il direttore
della comunità". Io insisto che sia lei, perché solo lei può parlare a
Roberto, comunicargli le regole e, insieme, la sua confusione perché, proprio
quella confusione, la porta più vicina a Roberto: la sua confusione riguarda
Roberto che, evidentemente sta cambiando. Introdurre il direttore della
comunità significa riproporre – per Roberto e per tutta la comunità - la
rassicurante conferma della impossibilità al cambiamento Gli operatori (come
gli analisti nella stanza di analisi), quando le cose vanno bene, devono farsi
inventare dai pazienti e giocare per loro la loro parte congelata nelle
regole e nelle gerarchie: "quando un bambino giocando assegna all’analista
un certo ruolo, il compito dell’analista è chiaro. Deve assumere il ruolo che
gli viene assegnato o, almeno, deve dare al bambino il suggerimento di mettere
nel gioco il personaggio corrispondente a questo ruolo. Se ciò non avviene lo
sviluppo del processo psicoanalitico si arresta" (Neri, 12).
Qualche volta, viene voglia di immaginare che il mondo –
inevitabilmente - tornerà ad essere delle donne,. Quando gli uomini non
riusciranno più a sostenere le proprie ragioni sempre più violente, forse
torneremo là dove siamo nati, dove forse la cultura e la scienza perdono il
motore della sublimazione e non hanno più senso; dove il centro del mondo è la
gravidanza, dove è Adamo che nasce da Eva e le donne si aiutano quando non
possono essere madri; dove una tazza di thé, prima che essere una bevanda è il
calore.
Tutti sono distrutti dall’arresto di Vera Drake, ma Reg
sembra aver capito: "questo è il mio miglior Natale… il migliore che
abbia mai passato… grazie Vera!".
"Donne, povere donne siamo nate,
convien ricordarlo, e tali essendo
non possiamo competere con uomini.
Più potenti di noi sono i signori
nostri; pur se fossero più tristi"
(Sofocle, Antigone)
Giuseppe Riefolo
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